Stagione

8 - 10 aprile 2011
Teatro Stabile di Napoli, Nuovo Teatro Nuovo
ATTO SENZA PAROLE
e altri testi

di Samuel Beckett
traduzioni di Carlo Fruttero, Franco Lucentini, Camillo Penati
con Tommaso Bianco, Benedetto Casillo, Gigi De Luca, Franco Javarone
scene Francesco Ghisu
costumi Annapaola Brancia D’Apricena
musiche Francesco Forni
disegno luci Luigi Biondi
drammaturga Francesca Manieri
direttore di scena Clelio Alfinito
macchinista Mario Febbraio
fonico Carmine Pierri
sarta di scena Maica Rotondo
realizzazione video N.F.I. Napoli Festival Immagine
foto di scena Brunella Giolivo
assistenti volontari alle scene Rosanna Grammatico, Mattia Migliorati, Alessandro Marangolo
assistente volontaria ai costumi Luisa Corcione
assistente volontaria di produzione Adele Salimbeni
regia Pierpaolo Sepe

debutto 1 dicembre 2009 - Napoli, Nuovo Teatro Nuovo



La lezione di Beckett
Fallire senza paura.
L’irrappresentabilità dei colori dell’anima porta ad un inevitabile fallire.
Anche quando, come in Beckett, l’irrappresentabile viene raggiunto e percorso.
Tutto quanto viene escogitato per evitare o nascondere il fallire, è il male, ciò da cui bisogna difendersi.
La convenzione, il canone, il sentire comune, il condivisibile, l’aggregante, altro non sono che allontanamenti, compromessi, paura di restare soli.
Questa è la regola, questo è per me avvicinarsi a Beckett.
Questi i presupposti di ATTO SENZA PAROLE; spettacolo che mi accingo a costruire insieme a quattro interpreti, capaci di restituire il disordine della disperazione ed il ridicolo che ne consegue.
Personaggi senza speranza e senza redenzione, privati della retorica del dolore, armati di cattiveria e rancore, colti nell’attimo che precede la risposta, ancora nell’atto di inseguire una possibilità di dignitosa sopravvivenza, un ordine, un senso misterioso.
Mortificati pagliacci, traditi da un’incomprensibile esistenza, camminano in cerchio.
Come figure della pittura di Bram Van Velde, capace di fallire in modo così prodigioso, mute ad un ascolto fiaccato dai nostri giorni grigi, nascondono il loro risplendere dietro contorni apparentemente confusi; ma un cuore più attento, nel suo generoso protendersi, può arrivare ad ascoltare il canto feroce della dannazione, a scorgere le domande che non riusciamo a formulare e una luce lontana.
Pierpaolo Sepe

foto spettacolo
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