Stagione

15 - 20 febbraio 2011 12 - 17 aprile 2011
Nuovo Teatro Nuovo, Teatro Stabile di Napoli e
Fondazione Campania dei Festival/Napoli.Teatro Festival Italia
TUTTO CIO CHE È GRANDE È NELLA TEMPESTA
drammaturgia Federico Bellini
regia Andrea De Rosa

Nel 1933 Martin Heidegger, forse il più significativo tra i filosofi del Novecento, viene nominato rettore dell’Università di Friburgo. Il 3 novembre dello stesso anno Heidegger pronuncia di fronte ai propri allievi un discorso destinato a suscitare clamorose polemiche, quell’Appello agli studenti tedeschi in cui, di fatto, il grande maestro identifica in Hitler e nel nazionalsocialismo le uniche forze in grado di rappresentare la realtà tedesca di quegli anni. Il coinvolgimento di Heidegger con il nazismo è oggetto a tutt’oggi di infinite controversie; il Professore lasciò l’incarico di Rettore l’anno successivo, e il suo pubblico appoggio al regime di fatto cessò. Tuttavia, l’ombra del collaborazionismo con il Reich si estende ancora non soltanto come dato storico, ma, forse soprattutto, come sinistra declinazione del suo pensiero. Intrappolato nelle maglie del dogma nazionalsocialista, Essere e tempo, il suo scritto più noto e influente, ha rischiato e rischia tuttora di assumere valenze terribili e nefaste.
Concetti chiave come il Dasein, l’esserci, oppure l’essere-nel-mondo o l’essere- per-la morte, principi costitutivi del suo intero corpus filosofico, se contestualizzati
in accordo al volere hitleriano divengono immediatamente un detonatore pronto ad esplodere e a riscrivere parte della storia del pensiero. Muovendosi intorno a questo dubbio lacerante, lo spettacolo incontra i protagonisti dell’orribile stagione del nazionalsocialismo, da coloro che decisero di affiliarsi alle SA di Rohem per poi finire annientati nella notte dei lunghi coltelli, fino a coloro che seguirono da vicino il Maestro negli anni del suo insegnamento. Incontriamo così figure di grande spicco
per la storia del pensiero novecentesco, che ci permettono di sondare l’animo di un uomo non ancora immune dallo scandalo del tempo. Come, ad esempio, quell’allieva ebrea con cui il maestro ebbe un fitto scambio epistolare e che molti commentatori pensano esser stata la sua amante segreta, Hannah Arendt, la scrittrice che con il suo saggio La banalità del male affonderà una della analisi più lucide sulle profonde motivazioni dell’aberrazione nazista.
Federico Bellini


versione stampabile