
Nuovo Teatro Nuovo e
Fondazione Campania dei Festival/Napoli.Teatro Festival Italia
LA FAME
Monologo in sei movimenti per donna plurima e unificata insieme
di Linda Dalisi
con Valentina Vacca
suono Franco Visioli
scene e costumi Olivier Helf
disegno luci Simone De Angelis
assistente alla regia Alma Esposito
regia Agnese Cornelio
L’azione come linguaggio è la spinta che ha sempre accompagnato la vita di Simone Weil e che ha condizionato le sue scelte in ogni circostanza storica. In una scena geometricamente circoscritta e apparentemente ingabbiante una principessa, come in una favola dei fratelli Grimm, è costretta a cucire e non parlare con nessuno per salvare i suoi fratelli da un sortilegio. L’azione è il suo unico linguaggio e diventa il suo strumento di allenamento, di addestramento di quell’attenzione in grado di annullare lo spazio stesso e il tempo, e di far vibrare il proprio essere, rendendolo pronto ad accogliere in sé tutte le storie. È questo il gioco da cui parte il percorso drammaturgico e scenico, attingendo alle numerose suggestioni che una filosofa come Simone Weil può regalare. I temi fondamentali presenti in tutto ciò che riguarda questa figura così potente (che la rendono una donna assoluta) sono la ricerca della verità e l’inaddomesticabilità del pensiero, politico, mistico e filosofico. Entrambi gli aspetti sono legati in profondità dalla spinta di fondo che è la fame. Fame intesa come desiderio vitale, come amore, come paura della sazietà, paura del divorare e dell’essere divorati. Avere la possibilità di spezzare il proprio corpo, “come se fosse pane e distribuirlo agli uomini”. Il gioco per cui da una voce si ascolta un coro, entrando e uscendo da quel confine sempre più permeabile, e da una mano in tensione se ne diramano altre attraverso lo spazio, conduce in una dimensione mistica. La geografia interiore diventa esteriore; le città o i paesi con cui ci si identifica raccontano una realtà che è sempre un traguardo da conquistare. Il cuore pulsante è sempre la fame. Ovvero la ricerca del Graal, che Simone Weil individua in un empito mistico straordinario nel riconoscimento dell’esistenza dell’altro. Fondamentalismo della vocazione, della molteplicità di voci unite in un essere, del rifiuto del potere, dell’onestà intellettuale e dell’oblio di sé nell’amore per l’altro e per Dio. Finché l’incantesimo non è spezzato, e la principessa, dopo essere stata tutto e tutti, riconquista la sua voce e la sua libertà.
Linda Dalisi

