Stagione

21 - 23 gennaio 2011 5 - 10 aprile 2011
Nuovo Teatro Nuovo,
Fondazione Campania dei Festival/Napoli.Teatro Festival Italia
GUARDAMI
di Linda Dalisi
con Caterina Carpio, Daniele Fior, Giovanni Franzoni, Massimiliano Loizzi, Candida Nieri, Valentina Vacca
scene Francesco Ghisu
costumi Annapaola Brancia D’Apricena
disegno luci Luigi Biondi
assistente alla regia Maria Conte
regia Pierpaolo Sepe

Tutti i personaggi di questa storia vogliono qualcosa. Al centro di tutto, di ogni movimento, di ogni respiro, c’è il possesso, l’urlo del desiderio che travolge ogni regola. Possedere vuol dire annullare, zittire la pulsione che ha guidato ogni passo. Come in un gioco pornografico i personaggi si alternano in una dinamica in cui si guarda e
si è guardati, inseguiti, costretti, spinti, raggirati, schiacciati, come in una giostra perversa. L’amore in questo gioco viene travolto. Il desiderio di possesso vanifica ogni traccia di slancio puro. Al di sopra di tutto questo domina una potenza superiore, invisibile, inesorabile, che avanza gigantesca. Questa riscrittura della vicenda di Salomè parte dalla visione di un regno in declino, protetto dalle ultime poche guardie rimaste a circondare il tetrarca Erode, Erodiade la regina, e Salomè. L’idea è quella di riuscire a raccontare i nostri tempi attraverso questi personaggi che si aggirano in una reggia in disfacimento, tentando di tenere in equilibrio i propri rispettivi poteri. La collezione di pavoni di Erode contrasta con lo sguardo del rude Mannaei, il dominio del piacere convive con l’amore puro privato della sua bellezza.
Ma i punti indagati sono tanti e tutti in un certo senso appartenenti al nostro mondo: lo stato di assedio, la sottomissione rispetto a un potere centrale che anche se lontano è più forte di ogni altra cosa, la fine imminente di un pensiero, di una cultura, di una civiltà. Si entra in uno stato di assedio di un mondo che crolla. Il passaggio è storico è fondamentale: siamo un attimo prima dell’avvento di Cristo, quando la divinità al femminile era ancora fortemente ipotizzabile. Erodiade incarna quel pensiero,
e la sua fine, nel tramonto della reggia di Erode, cancella per sempre la divinità al femminile, e, con essa, un grado alto di relazione tra l’uomo e la natura. Queste divinità pulsanti e ricoperte di polvere del deserto si muovono continuamente in uno spazio comune. Tutto si vede, si sente. Quello che non viene corrotto si spegne nell’inseguimento disperato. Prima che faccia l’alba. Prima che la luce giunga a rendere ridicolo questo scenario.
Linda Dalisi


versione stampabile